Capannoni e luci LED

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Dati gli alti costi dell’energia l’adozione di soluzioni atte a favorire il risparmio energetico è una delle esigenze che sempre più spesso si presentano  a chi già possiede un capannone, sia esso prefabbricato oppure costruito in cantiere, così come a chi è in procinto di farlo realizzare. Questi ultimi hanno però sui primi il vantaggio di avere a disposizione un ventaglio di soluzioni più ampio, essendo alcune di esse strettamente legate alla progettazione del capannone stessa, e quindi non percorribili con un capannone già realizzato.

La soluzione per il risparmio energetico che andremo adesso ad analizzare, è invece adottabile anche in capannoni preesistenti, con un investimento, che come si vedrà, è recuperabile entro un tempo sicuramente ragionevole. Stiamo parlando dell’illuminazione con lampade a led, una delle ultime frontiere del risparmio energetico, sia in ambito domestico e pubblico, che in ambito industriale, commerciale e del terziario.

In questo articolo esamineremo in maniera abbastanza approfondita la tecnologia della luce a led. Chi non fosse interessato a questo approfondimento e volesse invece capire subito quali sono i vantaggi nel rendimento energetico e i risparmi che un impianto a luci a led può costituire nell’illuminazione di un capannone, può leggere direttamente l’articolo sul risparmio con gli impianti a led per capannoni.

 

LA TECNOLOGIA DELLA LUCE LED

Senza entrare in eccessivi tecnicismi o in inutili excursus storici, è sufficiente sapere che la luce a led è una tecnologia esistente già dagli anni ’60, che ha però visto negli ultimi 10-15 anni, uno sviluppo esponenziale, grazie al quale si è trasformata da tecnologia utilizzata in dispositivi di semplice segnalazione luminosa, come le “spie” dei cruscotti, a vera e propria tecnologia di illuminazione, grazie ai numerosi e indubbi vantaggi che è in grado di offrire.

Dal lato pratico è importante sapere che il cuore di un dispositivo a led è costituito da undiodo“, un particolare componente elettronico, che se costruito secondo determinate specifiche è in grado di emettere luce quando percorso da corrente elettrica. Di seguito, parlando di diodo, lo useremo quindi nello stesso senso di “led”.

Il diodo/led è caratterizzato per essere un elemento piccolo, compatto, solido e funzionante a basse temperature, se confrontate con quelle delle lampadine ad incandescenza o a quelle di altre lampade per illuminazione. Tutto questo ha un primo risvolto in quelli che sono i vantaggi di questa soluzione, dato che fa sì che gli elementi al led siano particolarmente resistenti ad urti, movimenti bruschi e altri tipi di sollecitazioni a cui invece altri dispositivi di illuminazione, quali le lampadine a resistenza, tradizionali e alogene, sono particolarmente sensibili.

Schema di luce LED

Schema di luce led con diodo ed elementi per il controllo del fascio di luce.

 

Caratteristica del led  è quella di poter fornire una illuminazione che può variare di molto per numerose caratteristiche, quali il colore della luce, la sua intensità, l’efficienza energetica, e altre ancora, così come possono variarne altre connesse con il suo utilizzo, quali la durata delle lampade, le temperature di esercizio, etc.

Tutte queste caratteristiche devono essere “calibrate” nei particolari modelli di lampade a seconda dell’uso a cui sono destinate. L’esatta calibrazione avviene grazie all’uso di numerosi componenti, diversi a seconda della lampada, che assieme al diodo vanno a costituire il “sistema led“, un complesso di elementi interagenti tra loro e necessari affinché la lampada funzioni secondo le specifiche per cui è stata progettata. Una luce al led è quindi un sistema complesso, molto di più di una semplice lampadina a incandescenza, in cui ogni elemento apporta il suo contributo affinché la luce emessa abbia proprio le caratteristiche richieste dall’impiego a cui è destinata.

Due delle componenti essenziali delle luci LED sono le lenti e i riflettori, utilizzati per convogliare il fascio di luce secondo quanto previsto dai progettisti. Sono componenti importanti perché l’efficienza luminosa di una lampada, non meramente teorica ma “percepita”, dipende anche dalla distribuzione della luce prodotta e dalla forma del suo fascio, che può essere diversa anche a seconda degli impieghi a cui è destinata.

Un componente che ha un ruolo particolarmente delicato è il dissipatore di calore, che deve riuscire a mantenere i led alla temperatura ottimale di esercizio, dato che da essa dipende sia l’efficienza luminosa che la durata dei led, poiché entrambe diminuiscono all’aumentare della temperatura di lavoro.
I modelli di lampade led industriali sono dotati di efficienti dissipatori di calore, accoppiati ad appositi sistemi di raffreddamento, che aumentano la protezione della lampada da temperature troppo alte, permettendole di lavorare sempre (almeno molto vicino) alla temperatura ottimale.

 

L’ALIMENTATORE

Alimentatore dimmerabile OSRAM

Alimentatore dimmerabile OSRAM: 144 W – 10.5…24 V

 

L’altro componente essenziale di una lampada led è l’alimentatore, che ha il compito di abbassare la corrente di rete sino al valore richiesto dalla lampada stessa e di convertirla da alternata a continua, dato che i led funzionano con quest’ultima. A differenza dei vecchi trasformatori, i moderni alimentatori utilizzano componentistica esclusivamente elettronice e hanno quindi dimensioni e pesi molto minori a parità di potenza erogata.

Nelle applicazioni professionali, specie in quelle industriali, vengono utilizzati alimentatori a commutazione, che sono quelli che offrono le migliori prestazioni, anche se il rendimento e l’affidabilità è molto dipendente dal modello di alimentatore e dalla qualità della sua progettazione. Generalmente più sono costosi i componenti dell’alimentatore, più le prestazioni sono buone.

Gli alimentatori a commutazione sono attualmente in continua evoluzione e i modelli di fascia più alta riescono ad arrivare ad una efficienza del 93-94%, l’efficienza complessiva della lampada sarà però data anche da quella dei led, e sarà quindi chiaramente minore. I produttori sono al lavoro oltre che per aumentare l’efficienza degli alimentatori, anche per ridurne le dimensioni ed elevarne l’affidabilità.

Oramai diversi degli alimentatori in commercio sono dotati di “dimmer” e vengono chiamati in gergo “dimmerabili“. Il dimmer è una specie di riduttore di potenza, che permette di utilizzare il led della lampade da potenze che vanno da zero, sino a quella massima disponibile. I dimmer più sofisticati utilizzati nell’illuminazione di capannoni, sono in realtà parte di “sistemi di controllo della luce” gestiti da appositi software, che permettono di regolare automaticamente l’illuminazione dell’intero capannone o di una sua parte, secondo una serie di parametri, per sfruttare al massimo la luce e ottenere un significativo risparmio.

 

LAMPADE INDUSTRIALI  E NUMERO DI LED

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Confronto tra due lampade led industriali, dello stesso produttore e di dimensioni e potenza quasi identiche. La prima impiega però 72 led, mentre la seconda ne impiega 20.

 

Si tenga anche presente che, nonostante sinora si sia parlato di diodo/led al singolare, un dispositivo di illuminazione a led, è costituito da numerosi singoli led, disposti su una unica base, che lavorano assieme, per raggiungere l’intensità luminosa desiderata. Questo perché il singolo led è un dispositivo di piccole dimensioni, che funziona a bassissima tensione, ed è quindi in grado di produrre quantità relativamente limitate di luce.

Per questo i produttori nel costruire i dispositivi di illuminazione, affiancano decine di led nello stesso elemento fino a raggiungere l’intensità di luce desiderata. Il numero di led utilizzati, a parità di caratteristiche del diodo/led, dipende direttamente dalla potenza richiesta. Per questo motivo i sistemi a led industriali utilizzati nei capannoni, le cui lampade impiegano potenze notevoli, contano solitamente un numero di led molto alto.

Qui accenniamo anche al fatto che generalmente più piccoli sono i led e più bassa è la tensione a cui lavorano, più alta è l’efficienza della lampada così come la sua durata. Di conseguenza un dispositivo di illuminazione a led, in grado di fornire una determinata intensità luminosa, e costituito ad esempio da 50 singoli led, avrà una vita e una efficienza maggiore di uno che, a parità di altre condizioni, fornisce la stessa intensità di luce, ma che è costituito da soli 10 led.

Quanto appena affermato è visualizzabile nella seguente tabella:

Ottimizzazione sistemi a led

 

Sono riportati, tra gli altri dati, anche l’efficienza (in lumen/watt) di uno stesso sistema a led, in configurazioni diverse. Si vede come la “massima efficienza” è raggiunta dalla configurazione con il più alto numero di led, e funzionante alla temperatura e tensione più bassa, che garantiscono tra l’altro, come si diceva, la maggiore durata.

Esiste però una ragione per cui i produttori scelgono di utilizzare per certi modelli dei led più grandi ma in numero minore, e sta nel costo finale del dispositivo. Montare molti led, costa di più che montarne una quantità minore, e richiede anche supporti e altri elementi che hanno costi superiori. Per questo, a parità di luce prodotta, un modello costituito da molti led viene ad avere un costo superiore di uno con meno led ma di dimensioni maggiori.
La soluzione che adotta il primo modello, ha quindi una differenza di costo iniziale superiore, che viene però in seguito ripagata e anche superata, dalla maggiore efficienza e durata del dispositivo. Per questo motivo, specialmente in ambiti professionali come nei capannoni, è bene scegliere modelli ad alto numero di led, pur spendendo inizialmente una cifra maggiore.

 

CARATTERISTICHE DELLA LUCE LED

Particolarità dei led è quella di emettere “luce fredda“, una luce cioè che non presenta componenti nello spettro infrarosso (e neppure in quello ultravioletto), come invece succede per molti altri tipi di elementi di illuminazione, in primis le lampadine a resistenza.
Questa caratteristica rende i led particolarmente adatti ad illuminare ambienti e oggetti che necessitano di basse temperature, quali ad esempio magazzini atti alla conservazione di cibo. La non emissione di calore nella luce, è inoltre uno dei motivi del maggiore rendimento delle lampade a led, essendo queste in grado di convertire una maggiore quantità di energia in luce senza sprecarla in calore.  Nell’articolo sul risparmio e rendimento, analizziamo in dettaglio il rendimento energetico delle luci led, confrontandolo con quello dei tradizionali sistemi di illuminazione usati nei capannoni.

Una delle caratteristiche più interessanti dei led è la possibilità di ottenere della luce con colori molto diversi, o come più precisamente si dice con temperature colore (misurate in K = gradi Kelvin) molto diverse. La luce ottenibile va infatti da quella di un colore simile alla luce del sole al tramonto (circa 2000 K) a quella di una zona in ombra in un giorno con il cielo limpido (7500/8000 K).

La temperatura colore è molto importante per l’ambiente illuminato. Temperature colore troppo basse o troppo alte, in genere vengono percepite, specie in ambienti chiusi, come innaturali e disturbanti. Con un buon livello di illuminazione, quale quello presente in un capannone industriale ad esempio, la migliore temperatura colore è quella della luce bianca calda o comunque non fredda, che ha una temperatura di circa 4000-4500 K.

Per questo motivo i produttori di led stanno concentrando i loro sforzi nel produrre led funzionanti a tale temperatura colore che abbiano la massima efficienza possibile.

I due metodi di creazione di luce bianca LED: a sinistra il metodo che utilizza un led blu rivesito di fosforo. A destra il metodo RGB, che utilizza tre led, rosso, verde e blu, per ottenere luce bianca.

I due metodi di creazione di luce bianca LED: a sinistra il metodo RGB, che utilizza tre LED, rosso, verde e blu.  A destra il metodo che utilizza un led blu rivesito di fosforo.

 

I sistemi per ottenere luce “bianca” dai led sono essenzialmente due. Il primo, chiamato RBG, consiste nell’utilizzare nella stessa lampada dei led con luci di colore rosso, verde e blu, che si combinano assieme dando appunto la luce bianca. Questo metodo ha il vantaggio di permettere, dosando opportunamente le varie componenti, di ottenere una luce che può variare su tutto lo spettro visibile.

Il secondo metodo consiste nel “rivestire” di fosfori verdi dei led a luce azzurra, cosa che ha come effetto l’emissione di luce bianca. Entrambi i metodi hanno i loro vantaggi e svantaggi. In particolare il primo è di realizzazione più complessa, cosa che comporta costi maggiori. Il secondo è invece di implementazione relativamente semplice, ma comporta una perdita di efficienza, dato che parte della luceb blu del led non riesce ad essere convertita in luce bianca e si perde in calore.

Questo effetto aumenta con l’abassarsi della temperatura colore della luce di destinazione, nel senso che più è “calda” la luce bianca che si vuole ottenere, e maggiore è la perdita in efficienza. Una luce bianca “fredda” costerà quindi in efficienza meno di una luce bianca “calda”. In molti ambienti l’atmosfera più confortevole è però data da luce bianca calda, o per lo meno non fredda.
C’è comunque da notare che questo problema riguarda maggiormente gli ambienti in cui è richiesta una atmosfera particolarmente accogliente, e interessa meno i capannoni industriali e ad altre destinazioni d’uso, dove tra l’altro l’illuminazione tradizionalmente utilizzata è spesso quella al neon, caratterizzata anch’essa da una luce bianca piuttosto fredda.

Riguardo al colore è importante avere presente che la luce bianca non è semplicemente “bianca” ma ha uno spettro composto di diversi colori (frequenze) a diverse intensità. I colori componenti la luce (frequenze) è la “forza” di ogni singola frequenza (intensità), che insieme formano lo spettro di una data luce, variano a seconda delle sorgenti luminose. Più una sorgente ha tutte le frequenze, e tutte con una intensità simile, più cioé ha una distribuzione di frequenze omogenea,  e più sarà possibile riconosciere bene tutti i vari colori degli oggetti illuminati. Le migliori sorgenti luminose sono quindi quelle, come vedremo meglio più sotto, che hanno nel loro spettro tutte le frequenze visibili, con una intensità simile tra loro.

Nell’ottenere un “buono spettro” i produttori di luci a led hanno avuto di recente buoni risultati, come risulta chiaramente dai grafici qui sotto:

Grafici della distribuzione delle frequenze nella luce di alcune delle sorgenti luminose più utilizzate.

Grafici della distribuzione delle frequenze nella luce di alcune delle sorgenti luminose più utilizzate.

 

I grafici confrontano due led a luce bianca (uno fredda e l’altro calda) dell’ultima generazione, funzionanti entrambi con la tecnica del fosforo.

Come si può vedere dai grafici, le luci LED “bianca fredda” (circa 6000 K) e “bianca calda” (circa 4000K), hanno uno spettro di frequenze piuttosto simile a quello della luce del giorno. In questo sono migliori delle lampadine ad incandescenza che, come si nota, mancano in parte delle frequenze blue e verdi, motivo per cui con una lampadina ad incandescenza la visione di questi colori è scadente.

Da notare poi quanto i led abbiano uno spettro migliore anche di quello delle luci al neon, che ha una distribuzione di frequenze non omogenea e piuttosto diversa da quella della luce del sole, cosa che spiega il fatto per cui il riconoscimento dei colori con il neon ha risultati poco attendibili.
Solamente le lampade alogene, mostrano uno spettro migliore di quelle a led, dato che presentano una maggiore componente di frequenze sul rosso, meno presente in quelle led. E’ comunque molto probabile che tale differenza sarà almeno in parte colmata dai progressi che i produttori di led otterranno nei prossimi anni.

Tutto quanto appena detto sulla distribuzione delle frequenze negli spettri delle sorgenti luminose, nella tecnica dell’lluminazione viene chiamato resa cromatica. Più essa è alta e più nell’ambiente illuminato sarà possibile “riconoscere” i vari colori in esso presenti. Più essa è bassa, più invece tutto l’ambiente apparirà di un unico colore.

Questo succede perché affinche un certo oggetto di un dato colore appaia illuminato (sia cioé ben visibile) è necessario che nello spettro della luce che lo illumina sia presente (in maniera sufficiente) la frequenza (il colore) corrispondente.
Così, per illuminare ad esempio in maniera appropriata un oggetto di colore rosso, è necessario che nella luce che lo illumini vi sia (anche) la frequnza del rosso. Diversamente, nel caso ad esempio di una luce solamente blu, l’oggetto in questione apparirebbe scuro e grigiastro.

La luce del sole è tra le sorgenti utilizzate quella con la distribuzione più omogenea, e ci permette di riconoscere facilmente e bene tutti i colori, ed ha per questo una resa cromatica del 100%.

All’opposto, tra le sorgenti più utilizzate, ci sono le lampade ai vapori di sodio a bassa pressione, quelle usate sui classici lampioni per l’illuminazione stradale. Sono luci che hanno nel loro spettro una sola frequenza (quella dei vapori di sodio) che da loro quel particolare colore giallo/arancione. Una luce del genere è in grado di rendere ben visibili solo gli oggetti gialli/arancioni, tutti gli altri risulteranno male illuminati e tutti comunque di una tonalità sempre giallo/arancione. Per questo si dice che è una luce “monocromatica”. Con una luce del genere è in pratica impossibile riconosciere i vari colori degli oggetti presenti nell’ambiente e infatti la resa cromatica di tali lampade è zero.

Come poco sopra si diceve le lampade a led dell’ultima generazione hanno una resa cromatica superiore ai tubi al neon e ad altre comuni sorgenti di luce, e inferiore soltanto alle lampade alogene. E’ possibile verificare direttamento questo guardando l’immagine quì sotto:

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Confronto della resa cromatica di una lampada alogena, di un tubo al neon, e di una lampada led a luce bianca dell’ultima generazione.

 

L’immagine rappresenta un confronto tra la stessa scena illuminata da una lampada alogena, da una luce al neon e da una lampada led a luce bianca. Si vede molto chiaramente come la luce led dia un risultato superiore a quella neon, facendo meglio risaltare i colori degli oggetti illuminati.

Classificazione dei livelli di resa della luce a seconda del tipo di uso per cui è utilizzabile.

Classificazione dei livelli di resa della luce a seconda del tipo di uso per cui è utilizzabile.

Generalmente è sostenuto che un ambiente in cui vi sia necessità di avere un buon riconoscimento dei colori, deve essere illuminato da una sorgente di luce che abbia una resa cromatica di almeno l’80%, che è quella mediamente fornita dai classici tubi fluorescenti (neon) per illuminazione.

 

Le rese cromatiche dei primi led per illuminazione erano piuttosto basse, situandosi attorno al 60%. Negli anni, grazie allo sforzo dei produttori, si è però avuto un aumento costante della resa e ormai i modelli più recenti di luci al led raggiungono tranquillamente una resa cromatica dell’80%, e alcuni arrivano anche al 90%. Per quanto riguarda la resa cromatica, come prima si accennava, i led di ultima generazione sono quindi superiori ai tubi al neon, la tecnologia tradizionalmente più utilizzata per l’illuminazione dei capannoni industriali, commerciali e destinati al settore dei servizi.

Un’altra interessante caratteristica dei led, connessa con la possibilità e modalità dell’utilizzo della luce, è il loro funzionamento a freddo. Mentre ad esempio altri tipi di illuminazione, quali le lampade ai vapori di sodio, necessitano di temperature minime piuttosto alte per poter funzionare e di un conseguente tempo di riscaldamento, i led sono in grado di funzionare anche a 40 gradi sottozero. Questo non significa solo grande versatilità di impego anche in ambienti molto freddi, ma pure possibilità di avere la luce piena, in ambienti di qualsiasi temperatura, appena l’interruttore viene attivato.

 

DURATA DELLE LAMPADE

E’ importante sottolineare che quando si dice che la luce prodotta dai led è fredda, ciò non significa che nel funzionamento di una lampada ai led non venga prodotto calore, ma solo che esso non è presente nella luce. Del calore viene invece prodotto, ma è “confinato” al diodo stesso, e non alla luce prodotta. Il calore viene generato dal passaggio dell’elettricità nel diodo, la quale è da esso convertita quasi interamente in luce. Una parte diventa però calore che, se non controllato, può man mano surriscaldare il diodo.

Per questo motivo, come si diceva uno dei componenti essenziali di una luce al led è il dissipatore di calore, un elemento che raffredda il diodo, sottraendogli calore e disperdendolo nell’ambiente. La funzione del controllo del calore realizzata dal dissipatore è importante non solo per evitare il surriscaldamento del diodo, ma anche per garantirne una vita più lunga, perché maggiore è la temperatura alla quale il diodo funziona, minore è la sua durata media. E’ bene avere presente che quando i produttori forniscono la durata media di un dato modello, si riferiscono a condizioni “ottimali”, una delle quali è la temperatura di lavoro, chiamata Tj, che specificamente è la temperatura di giunzione delle due “parti” del diodo.

Ogni diodo/led ha infatti una Tj(max), la massima temperatura raggiungibile, oltre la quale il sistema funziona male e/o ha una durata breve. La temperatura di funzionamento effettiva dipende strettamente dalla tensione di lavoro del led. Ogni led può infatti teoricamente lavorare in un dato range di tensione. Più la tensione è bassa e più la temperatura raggiunta è bassa e più questa è bassa maggiore è la durata del led.

Quello che può fare un costruttore di una lampada, è quindi far lavorare i led alla tensione più bassa e dotarli di dissipatori di calore ad alte prestazioni, in modo da ridurre la Tj il più possibile al di sotto di quella massima, e aumentarne così la vita.

La maggior parte delle lampade led in commercio lavora ad un Tj teorica di 80 gradi, e facendo riferimento a questa il costruttore fornisce la durata media di una lampada. Per diversi motivi, può però succedere, che almeno in alcuni periodi la lampada lavori ad una temperatura maggiore, cosa che ne diminuirà la vita. E’ questo uno dei motivi per cui bisogna fare attenzione quando si intrepretano i dati dei costruttori. Le durate effettive delle lampade sono per motivi quali quello suddetto, generalmente inferiori alle durate da essi fornite.

Il grafico qui sotto è particolarmente interessante perché riporta il numero di ore di vita medie di una lampada a led, al variare della temperatura di utilizzo dei diodi/led (temperatura di giunzione) e dell’intensità del flusso luminoso:

grafico-ore-vita-led

Durata di una lampada a led al variare della temperatura di giunzione e del flusso luminoso.

 

Il grafico mostra chiaramente che più bassa è la temperatura alla quale lavorano i led della lampada, maggiore è la sua durata. E’ anche chiaramente visibile la caduta di luminosità che si ha nel tempo e che al termine (convenzionale) di vita della lampada, arriva al 70% di quella della lampada nuova, come viene spiegato più sotto.

E’ bene sapere che alcuni produttori di luci a led di fascia bassa fanno lavorare i led ad una tensione superiore di quella per cui sono stati costruiti, “survoltando” effettivamente i led. In questo modo ottengono una luminosità complessiva superiore utilizzando lo stesso numero di led e quindi ottenendo un risparmio. Questo avviene però a scapito dell’efficienza e della vita dei led: le lampade così costruite consumano più energia a parità di flusso luminoso e durano meno. Per questo è sempre bene accertarsi della reputazione dell’azienda costruttrice, prima di acquistare un sistema a led. Bisogna comunque dire che questo tipo di problema si può riscontrare nei led economici che molto difficilmente riguardano il mercato professionale dei sistemi utilizzati nell’illuminazione dei capannoni.

In ogni caso i led sono attualmente il sistema di illuminazione con la vita più lunga. La vita media teorica di quelli di ultima generazione va infatti dalle 50.000 alle 150.000 ore, a seconda del modello e delle condizioni di impiego. In confronto la vita media di una lampadina a incandescenza (1000-1500 ore) o quella di un tubo al neon (10.000-25.000 ore) è piuttosto breve.

Come si vedrà in seguito è anche questa durata che rende i dispositivi al led una scelta economica, poiché le necessità di sostituzione, che costituiscono una seria voce di spesa con altri tipi di dispositivo, con i led sono quasi nulle. Basti pensare che 50.000 ore di funzionamento, se prendiamo il caso di un impianto funzionante 10 ore al giorno per 10 mesi totali all’anno, corrispondono ad un arco più lungo di 16 anni.

Riguardo a quanto si è appena detto è importante avere presente come la vita media delle lampade al led viene calcolata. Una cosa che succede per tutti i tipi di lampada, da quelle ad incandescenza a quelle a scarica o a quelle a vapori di sodio, è la decadenza di luminosità che queste presentano dopo un certo tempo di funzionamento. Il calo del flusso di luce, che è di circa il 15-20% non viene generalmente notato ad occhio nudo, ma una volta raggiunto il picco massimo, la lampada si rompe e smette improvvisamente di funzionare.

Con i led la questione è invece diversa. Pure essi presentano infatti un calo di luminosità, ma senza interrompere il funzionamento. Un led continua quindi a funzionare, benché con un potere di illuminazione ridotto. Per questa ragione è convenzione tra i produttori di lampade al led considerare una lampada funzionante sino a che la sua capacità di illuminazione non scende sotto il 70% di quella nominale della lampada nuova. Quando si parla quindi di  una vita ad esempio di 50.000 ore, si intende dire che quel particolare modello di lampada potrà funzionare 50.000 ore prima che la sua capacità luminosa scenda sotto il 70% di quella che aveva appena uscita dalla fabbrica.

 

EFFICIENZA LUMINOSA

L’efficienza luminosa è, assieme alla durata, la caratteristica che più contribuisce a rendere un impanto a luci a led, economicamente più conveniente di impianti basati su altre tipologie di illuminazione. Per questo motivo abbiamo deciso di trattarla nell’articolo dedicato al risparmio ottenibile con un impianto a led nell’illuminazione dei capannoni.

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